venerdì 9 dicembre 2016

Italiani vs. italioti

nell'ultimo post ho utilizzato il termine "italioti",  e non l'ho utilizzato in modo esattamente lusinghiero: meglio spenderci due parole, prima che si ingenerino penosi equivoci.

Ad una lettura superficiale, si potrebbe pensare che io utilizzi questo termine per designare esclusivamente coloro che sono nati non - italiani, allogeni, naturalizzati o immigranti che siano. Errore. Infatti lo uso   (e lo userò in questo blog)  per designare anche la gran parte dei nativi italiani.

Pochi tra gli abitanti del nostro paese sono infatti (almeno per il momento) veri italiani, gli altri sono ITALIOTI anche quando, spesso, hanno sangue italianissimo nelle vene.

Chiariamo allora la differenza tra questi due termini, almeno per come li intendo io.


la differenza sta nella CONSAPEVOLEZZA e da quello che ne discende.

Un italiano:
  1. sa che le sue radici sono profondissime ed affondano ben oltre lo strato giudaico - cristiano;
  2.  sa infatti che l'Italia si chiamava Saturnia Tellus e che il suo re spirituale era proprio Saturno, il Padre degli Dei: il Dio della stella polare, dell'asse dell'universo  e del tempo che vi ruota intorno, il Dio quindi dell'evoluzione  umana,   che custodisce il segreto della trasformazione del piombo in oro e che, infatti,  ha insegnato alle stirpi italiche la strada dell'agricoltura, dell'arte, della tecnica e in generale del progresso continuo; 
  3.  sa di essere il frutto dell'unico melting pot che abbia mai funzionato, ossia quello tra le stirpi preromane e quelle dei successivi invasori germanici;
  4.  ma sa anche che fu un melting pot molto relativo, in quanto trattavasi comunque di indoeuropei e che quindi essere italiano vuol dire avere potenzialmente il meglio da tutti questi;
  5. sa infatti che non è un caso né fortuna se in questo paese si trova il 50% dei beni culturali del mondo, o che siamo divenuti una potenza industriale pur senza risorse naturali, o che i nostri prodotti agricoli sono i migliori del mondo;
  6. sa che da tutto questo portato discendono degli impegni etici ed una certa condotta, e segue questo insegnamento evolutivo, perché solo attraverso quella strada, la vocazione saturnia, che l'Italia può essere veramente grande come accadde ai tempi dell'impero Romano e del Rinascimento e sa anche che LUI stesso può essere grande seguendo questa strada;
  7. sa riconoscere i suoi nemici, che sono tutti quelli che attentano a queste preziosissime radici spirituali e culturali;
  8. sa bene che lo stato italiano attuale non è la Patria e che ben difficilmente un'entità statuale, per quanto perfezionata, potrà  mai incarnarla, tuttavia si impegna affinché l'entità statuale attuale possa progressivamente avvicinarsi all'idea di Patria; 
  9. si impegna seriamente a tramandare questa tradizione ai suoi figli e a chiunque si mostri bendisposto a riceverla, quindi ad educare ed auto - educarsi nella Tradizione;   
  10. se ne frega di chi - italiano e non - ostenti una qualche superiorità politica o morale a queste considerazioni, neanche spreca tempo ed energie a rispondergli, va dritto per la sua strada (che poi è il modo migliore di combattere, perché finalizza le energie e le esalta). 
Come vedete da questo sintetico decalogo, i primi cinque punti investono la consapevolezza, i successivi l'azione.  

C'è un modo per formularli meglio? Accetto proposte.

Comunque, tornando al nostro argomento - italiani vs - italioti - io direi, sinteticamente, che chi si trova nei primi cinque punti - al dilà di quella che può essere la sua fede religiosa - lo considero italiano vero, chi  si trova anche nei successivi cinque secondo me può essere considerato addirittura patriota.

Per tutti gli altri, mi spiace, ma per me stiamo  parlando di italioti, fossero anche antivi di sangue purissimo (per i quali,  al limite, auspichiamo rapida conversione).

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