venerdì 2 dicembre 2016

la fabbrica degli italioti

In attesa di vedere come va a finire  l'orrido referendum renziano (ma come dicevo nell'ultimo post in realtà si sa già), vorrei spendere un post su una questione di politica vera,  e per farlo prendo spunto da alcuni dati ISTAT usciti negli ultimi giorni:

"Sempre meno bambini in Italia. Nel 2015 sono stati iscritti all'anagrafe 485.780 bambini, quasi 17 mila in meno rispetto al 2014. Rispetto al 2008, i nuovi nati in meno sono 91 mila."

Il problema,  sempre secondo l'ISTAT, sono le coppie formate da genitori entrambi italiani, in netto calo. Ma diminuiscono anche  "i nati con almeno un genitore straniero, che nel 2015 sono 100.766 (20,7% del totale dei nati)", e addirittura  "i nati da genitori entrambi stranieri, che nel 2015 sono 72.096, quasi tremila in meno rispetto al 2014. In leggera flessione anche la loro quota sul totale delle nascite (pari al 14,8%)".

Ora, lasciando da parte per un attimo la questione dei trend, e tralasciando anche (ma ci torneremo sopra)  il fatto che secondo questi dati anche i migranti smettono - chissà perché - di fare  figli appena arrivati qui, vorrei ragionare su questi due numeri "secchi": 20,7% (un genitore straniero) e 14,8% (due genitori stranieri).

Questi due numerini ci dicono alcune cose a mio avviso importanti:

1. Se il 14,8% di bimbi che nascono hanno genitori entrambi stranieri, questo vuol dire in realtà che GIA' OGGI il 14,8% della popolazione è costituita da stranieri di fatto, perché QUESTA  è la generazione che sta crescendo, quindi è inutile parlare di basso livello di stranieri in Italia, essi sono già ALMENO il 14,8%.

2. Come l'esperienza storica ci dimostra, senza dubbio questa quantità di stranieri si concentra maggiormente nelle aree urbane, perché è in esse, nel mare magnum, che vi è la maggiore possibilità di svoltare i tipici impieghi da sopravvivenza. Quale è quindi questa percentuale, nelle zone densamente popolate? Sicuramente alta, probabilmente il doppio di quella nazionale, quindi intorno al 30%.  Estendendo a questo dato il ragionamento già fatto per il punto 1, ne consegue che già adesso le nostre città sono composte per il 30% da stranieri.

3. Inoltre, se però a questa percentuale, del 14,8% aggiungiamo quel 20,7% di bambini nati da almeno un genitore straniero, raggiungiamo la stupefacente cifra del 35,5% (a livello nazionale: per le città, dovremmo parlare già adesso in termini di 50% circa): che rappresenta la percentuale di "italiani del futuro" di origine straniera in tutto o in parte.

Cosa ci aspetta, presumibilmente?

Non entro almeno in questo post in problematiche di sangue e suolo, l'argomento meriterebbe ben altro approfondimento, e nemmeno su problematiche economiche perché altrimenti dovrei tirare in ballo il dumping forsennato che questa gente fa in ogni settore, mi limito soltanto a dire (e anche questo ormai mi pare un discorso trito e ritrito) che come l'esperienza internazionale ci ha ampiamente dimostrato nel corso di decenni e di secoli, QUESTA GENTE NON SI INTEGRERA' MAI REALMENTE, perché inevitabilmente le loro radici sono altrove né sono suscettibili di fusione con le nostre.

L'unica esperienza di melting pot effettivamente realizzatosi da queste parti è infatti l'integrazione tra l'elemento romano - italico e quello germanico tra l'agonia dell'Impero Romano e l'alto medievo, ma vi erano dei presupposti che oggi non vi sono.

L'elemento romano italico aveva bisogno di qualcosa che non aveva ma che possedevano i cosiddetti "barbari", e viceversa; vi fu poi la commistione di sangue che non fu soltanto a livello matrimoniale, ma anche sul campo di battaglia, originando qualcosa di nuovo ma che aveva radici comuni antichissime trattandosi alla fine sempre di indoeuropei.

Esistono queste condizioni, oggi?  Loro hanno qualcosa di cui abbiamo bisogno? Sono disposti a versare il sangue su questo suolo? Vogliono la nostra cultura, la nostra spiritualità, che sentono affine alla nostra?

Andiamo, non scherziamo.

Essi non potranno mai ricollegarsi con le autentiche radici italiche ed alla spiritualità che da esse promana, per il semplice fatto che le LORO radici sono altrove: In altri termini, se non si interviene,  il futuro di questo paese è quello di essere popolato per buona parte da quelli che possiamo definire ITALIOTI, ossia persone che incidentalmente sono nate in Italia, ma che di fatto non ne fanno parte né potranno farne parte, ma con i quali saremo nostro malgrado costretti a venire a patti, se si continua così, con ampie amputazioni  delle nostre tradizioni,  se non altro perché questa gente starà sul nostro stesso territorio.

Cercare di aprire le coscienze su questo aspetto -  ossia che il problema dell'immigrazione selvaggia va a impattare contro la NOSTRA propria spiritualità collettiva, e quindi contro  la costruzione stessa della Nazione -  non sarà mai lavoro abbastanza sacrosanto,  al dilà di ogni altra considerazione economica o demografica o politica.

Contrastare questa vera e propria fabbrica di italioti, questo adesso è l'imperativo culturale e spirituale più che politico.

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