lunedì 2 gennaio 2017

appunti maligni di fine anno nell'italietta degli italioti

Tenendo fede a quanto avevo detto nell'ultimo post, ho trascorso il periodo di fine d'anno in religioso raccoglimento,  astenendomi dallo scrivere articoli e pubblicare post.
Questo non mi ha impedito di prendere tenere a parte alcuni appunti di tipo diaristico sui fatti salienti che si andavano verificando e che potevano fornire una base per eventuali elaborazioni.
Tale esercizio si è rivelato alquanto produttivo, perché riprendendo in mano il tutto, mi sono accorto che tali spunti sono ascrivibili  al medesimo filo conduttore.

Vediamo i fatti di cui stiamo parlando, relativi a due ministri che sono stati al centro della bufera, ma non abbastanza secondo i miei gusti (per i quali i due dovrebbero veramente sparire, o meglio non essere mai apparsi): poletti e fedeli (il minuscolo è voluto).

 

Cominciamo dal ministro poletti

Questi come è noto è a capo del ministero del lavoro, o come si chiama adesso nel moderno mondo in cui si cambia nome alle cose illudendosi con questo di averle riformate. Egli (il poletti) è stato recentemente crocefisso per le infelici battute sui giovani che secondo lui possono pure andarsene, ed in questi termini sarebbe stato crocefisso un po' in tutti i paesi del mondo: ma, francamente, credo che dire una cosa del genere in Italia sia ancora peggio.
E non per il fatto che la nostra sfortunata patria sia in questo momento particolarmente afflitta dal problema, ma anche - almeno ai miei occhi - per un altro motivo: ossia che questo atteggiamento lo ritengo simbolico di una certa politica che porta l'Italia CONTRO la sua vocazione naturale, che è appunto la creatività industriale e la ricerca dell'eccellenza: l'Italia, paese dei sassi, può progredire soltanto con un serio e continuo investimento nella gioventù, nella ricerca e nell'industria, come ci comanda lo spirito stesso della Patria e dell'essere italiani, incarnato dall'ideologia saturnina della trasformazione, come ad esempio ne ho parlato qui.
Questa infelice uscita la trovo veramente emblematica anche della parte politica da cui viene il poletti, incentrata sull'ideologia cooperativita che può andar bene per una distribuzione alimentare o per organizzare una ditta di pulizie, ma non certo per far andare avanti un paese, qualsiasi paese (e figuriamoci questo). 

Il ministro della pubblica istruzione (ne ometto perfino il nome). Questo sottoprodotto degli anni settanta è veramente pietoso, basta guardarla in faccia con la sua espressione arcigna e i suoi capelli vistosamente e ridicolmente tinti color semaforo; anche qui l'aspetto terribile non è che abbia mentito ripetutamente sui suoi titoli di studio (cosa che sarebbe comunque grave),  e non è nemmeno costituito dalle sue fregnaccerie gender, ma è un altro, sintetizzabile nella seguente domanda: come è possibile, mettere un personaggio del genere - che non ha nemmeno esperito l'istruzione nei suoi vari gradi - a capo di un ministero che invece dovrebbe produrre quegli avanzamenti tecnologici (per l'appunto, università e ricerca scientifica) che dovrebbero essere il fulcro dell'avanzamento nazionale?

Chi ne esce male da tutto questo non sono tanto i due sfigati in questione, dei quali entro due mesi dalla fine di questa maggioranza non sentiremo più parlare, ma ne esce malissimo la parte politica da cui provengono: la quale si conferma ancora una volta assolutamente perniciosa per la rinascita di una italianità nel solco della propria tradizione, che è una tradizione di progresso e faro della civiltà.   

Dimenticavo: buon 2017, anche se gli auspici, al momento, non mi sembrano buoni.


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