mercoledì 15 febbraio 2017

La scissione del Partito Democratico

Torno a queste corrispondenze con un po' di ritardo rispetto alla "tabella di marcia" che mi ero prefissato (tre - quattro post al mese). Il motivo? E' che ho voluto prendermi la licenza di stare un po' alla finestra per vedere cosa succedeva in casa PD, possibilmente cercando di leggere gli eventi tra le righe (da buon esoterista) per capire i VERI movimenti che si stavano verificando.

Bene, ora che mi sono chiarito le idee è arrivato il momento di parlarne.  Ancora bassa politica, diranno i miei (pochi) lettori?  Non necessariamente.  In effetti, quello che bolle in pentola potrebbe essere un piatto consistente, ed almeno dal nostro punto di vista anche appetitoso.

Per capirne bene il sapore (continuando con i paragoni culinari) occorre però sezionare un attimo l'ingrediente principale, ossia il PD stesso, formatosi (culturalmente e politicamente) negli ultimi trenta - quarant'anni, indipendentemente da quelle che sono le date ufficiali.  Non intendo lanciarmi in lunghe e complesse rievocazioni storiche, ma soffermarmi per l'appunto su alcuni fatti fondanti e trarne le dovute conseguenze.


Ci troviamo agli inizi degli anni '90: l'Italia incassa il primo dei traumi monetari e finanziari ad opera del governo Amato,  destinato poi a ripetersi negli anni fino al parossismo di questi tempi, intanto si scatena il ciclone tangentopoli; entrambi questi fattori mettono in crisi un modello politico che fino ad allora era andato avanti (almeno fin dagli anni '70) su un assunto di base: ad un finto governo,  faceva seguito una finta opposizione, in sostanza un compromesso storico strisciante (e ben più subdolo e potente di quello "ufficiale" di cui parlavano politici e giornalisti)

A scanso di equivoci, dico subito che nelle operazioni del governo Amato non c'era alcuna "eterodirezione", la situazione finanziaria era quella che era ed occorreva oggettivamente intervenire subito e potentemente; così come mi sento chiaramente di affermare che negli eventi di tangentopoli non c'era alcun complotto comunista, anche se i comunisti - o post-comunisti - ci si sono tuffati "a bomba": ritengo infatti che l'uso distorto del potere politico ed amministrativo fosse arrivato a tali livelli che era ormai impossibile che non succedesse qualcosa.

Ma comunque la si pensi sui dettagli di questi eventi, la conseguenza "cumulativa" del loro scatenarsi è la messa in crisi (rectius: la dissoluzione) di un sistema di potere.

Si arriva quindi alle memorabili, incredibili elezioni del '94,  in cui l'outsider Berlusconi sbaraglia una sinistra attonita: evento che fin da subito la sinistra stessa decodifica male perché non capisce che dietro all'exploit di Forza Italia c'è l'esperimento di dare vita, per la prima volta nel nostro paese, a qualcosa che non c'è mai stato: un partito liberale di massa, esperimento che gli italiani sembrano gradire perché evidentemente non ne possono più di quel sistema consociativo che però a mio avviso dovrebbe essere chiamato con il suo vero nome: CATTOCOMUNISMO.

Non lo capiscono, e la dimostrazione sta proprio nel fatto che la convergenza tra le forze di sinistra ex comuniste e quello che residua del mondo cattolico subisce delle progressive accelerazioni:  mentre il PDS,  poi DS poi etc. si sposta sempre più verso il centro, le forze cattoliche uscite frantumate dall'esperienza di tangentopoli si riaggregano attorno alla margherita e infine avviene il definitivo matrimonio in quello che almeno fino al momento in cui scrivo si chiama PD.

Due anime, quindi:  in una difficile coabitazione e per la sopravvivenza in chiave anti - liberale e anti - destra in generale che però, con l'appannamento dell'arcinemico Berlusconi e l'andata al potere di Renzi, democristiano e quindi sostanzialmente anticomunista, entrano in definitiva collisione.

Questi sono i fatti di questi giorni, e non ne vedo altri.

Ora, a mio avviso è interessante che si stia consumando questo divorzio:  proprio perché nel PD come abbiamo visto si riassumono le forze che più hanno danneggiato l'Idea Nazionale, ossia la sinistra liberal post - comunista ed il cattolicesimo militante.
E tutto questo sta succedendo in una situazione in cui l'appeal  del liberalismo è di molto calato per tanti motivi mentre l'idea nazionale sta rimontando (anche qui per tanti motivi).
Last but not least:  tutto questo accade mentre all'estero stanno succedendo cose importanti, come la vittoria di Trump e l'ascesa di marine Le Pen e mentre Bergoglio sta finalmente riuscendo a distruggere quel poco che rimaneva del prestigio della Chiesa Cattolica.

In questa temperie, si sta quindi profilando la situazione per cui i nemici dell'Idea Nazionale si stanno finalmente suicidando in massa, creando una situazione assolutamente irripetibile e di cui è necessario che le forze nazionali traggano il massimo profitto, accantonando rivalità e particolarismi.

Ripeto quello che ho già detto: il cattocomunismo sta finendo, il liberismo idem, CHI SI DEVE SVEGLIARE SI SVEGLI ORA.


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