mercoledì 28 febbraio 2018

Salvini e il Vangelo, qualcosa capisco e qualcosa no

Abbiamo visto tutti le sequenze (un po' impressionanti  per la studiata solennità del contesto)  di Matteo Salvini che dal palco giura sul Vangelo e sulla Costituzione di assolvere i suoi doveri verso gli italiani.
A seguire commenti e controcommenti della varia canea giornalistica e politica italiota, ivi compresa l'entrata a gamba tesa del solito cristianuccio in vena di sentenze (nella persona del vescovo di Milano) che ha invitato il Salvini a occuparsi di politica e a lasciare stare il Vangelo: come se un politico non possa essere credente o avere i Vangeli come libro sacro di riferimento.
E, viene da chiedersi, chissà come avrebbe reagito il medesimo vescovo se a pronunciare il medesimo giuramento fosse stato un politico di altro schieramento... nel corso di questo articolo parleremo anche di questo, ma voglio iniziare da alcune considerazioni su degli aspetti che non mi risulta siano stati notati dai minus habens del giornalismo nostrano.


La prima cosa che ho notato, e positivamente, è che il giuramento di Salvini, almeno nella sua formulazione letterale,  non riguardava lo stato ma gli italiani, in pratica LA NAZIONE.
E questa per me è stata una piacevole sorpresa, nonché testimonianza del lungo percorso che il segretario leghista ha fatto compiere al suo partito, percorso che però a mio avviso non è del tutto completo... e questo dipenderà anche dal successo elettorale che raccoglierà: a mio avviso infatti in questo momento non gliene può fregare di meno di andare al governo, credo piuttosto che punti ad ereditare la destra senza chiedere il permesso, e questa secondo me è cosa buona e giusta perché meglio lui che qualche epigono berlusconiano.

La seconda cosa, è l'irruzione, finalmente, del SACRO nella politica, anche se il buon Matteo - valga come piccolo bonario appunto - sta sottovalutando il potere distruttivo del cattolicesimo.
Se, infatti, con questo suo gesto ha dato un forte richiamo ai fallaciani di ogni ordine e grado, è pur vero che come ho sottolineato in svariati post, il cattolicesimo in se rappresenta una potenza fortemente antinazionale e antiitaliana, ed allo stesso modo, non mi stancherò di ripetere che il vero scontro di civiltà non è tra cristianesimo e islam, ma tra le religioni abramitiche e lo spirito europeo, che trae origine e linfa da quell'anima indoeuropea che greci, latini, germani e celti hanno declinato magari in modo specifico, ma che rappresenta lo stesso ceppo.

Non è infatti Bergoglio (e i suo seguaci) ad essere uscito dal seminato della dottrina cattolica, ma semmai ne erano fuori i suoi predecessori: perché quella è l'essenza di quella dottrina: mondialismo, internazionalismo, pauperismo, tutti valori che nel deserto (dove sono nati) possono  anche avere un ruolo positivo, in qualsiasi altro contesto diventano distruttivi.

Si guardi a quello che si è affrettato a dichiarare il vescovo di Milano: quella stessa è la cartina di tornasole.  Si può fare facile ironia (e infatti in apertura mi sono preso il capriccio di farla) sul fatto che se quel giuramento l'avrebbe pronunciato qualsiasi altro politico la reazione sarebbe stata ben diversa:  ma qui non c'è solo il fatto che la Chiesa è ormai chiaramente sbilanciata sul centro - sinistra, come ci si può sbaricentrare per la Roma o per la Lazio, come per la Juve o per il Napoli: è che loro SANNO PERFETTAMENTE CHI SONO I LORO NEMICI.

Resista pertanto il buon Matteo dalle tentazioni fallaciane, perché quello potrebbe essere l'abbraccio della morte, e sinceramente non riesco a capire se si è trattato di un "peccato veniale" (tanto per usare il loro linguaggio) a scopo di bottega elettorale oppure se sta credendo veramente di poter attirare le masse cattoliche (per fortuna sempre meno....massive).

A presto

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